Terra di confine:  la dimensione psichica del sacro

di Maura Silvestri – Psicoanalista

Abitare lo spazio del sacro è incontro con l’indecifrabile, il misterioso, l’ignoto. Incontro ambiguo, fatto di stupore e soggezione.

Il temenos – lo spazio d’esperienza del sacro – dal punto di vista simbolico e psicologico è zona di frontiera: varco e soglia che separa e insieme unisce l’uomo con ciò che lo trascende e oltrepassa la sua capacità di comprendere. Ma anche luogo di contatto della ragione con il suo altrove inconscio, istintuale, archetipico ed emozionale. 

La vertigine dell’Aperto e l’effetto di straniamento insiti nell’esperienza del sacro si sono gradualmente smarriti, addomesticati nel chiuso delle liturgie religiose. Eppure, originariamente, il senso del Sacro nasce nel rapporto dei popoli antichi con il loro al di là naturale – l’alternanza ciclica del sole e della luna, l’alterità potente del cielo e dei mari, la metamorfosi continua delle forme di una terra che accoglie e perennemente trasforma. E’ al cospetto delle manifestazioni misteriose della Natura che l’uomo prende coscienza, contemporaneamente, del Limite e della Trascendenza, di Sé e dell’Altro oltre sé.

Nella sua dimensione originaria, antropologica e terrena prima ancora che ultraterrena e incorporea, l’emozione del sacro appare stratificata nel profondo della nostra coscienza individuale e collettiva come ricerca e apertura ad un senso ulteriore. 

Esperienza psichica di sconfinamento che sottrae l’uomo al proprio isolamento e insieme lo radica in un senso più vasto di appartenenza. 

 

Testo di Viviana Cacciatori – Archeologa
“Le scogliere calcaree della costa della zona compresa tra Peniche e Lourinhã raccontano una storia continua di oltre 20 milioni di anni, impressa sulle rocce quando i dinosauri abitavano già le aree continentali e la penisola iberica era molto vicina alla parte settentrionale del Nord America.
Nell’area del bacino portoghese sono stati ritrovati negli ultimi anni importanti resti di dinosauri teropodi e di altri rettili simili ai coccodrilli, a testimonianza della grande biodiversità di entrambi i gruppi. Dunque da tempi remoti questa porzione del Portogallo ha costituito un terreno fertile per l’esercizio di madre natura nello sperimentare le diversità.
Il territorio della zona sembra aver presentato negli ultimi millenni diversi cambiamenti.
Prima di essere stata una penisola, Peniche è stata un’isola. Ha cambiato il suo profilo influenzando gli esseri viventi vissuti lì nel tempo.
Nel periodo preistorico più recente, precisamente durante il Paleolitico superiore, a causa della cosiddetta Regressione delle Fiandre causata dalla Glaciazione Würm, questo territorio faceva parte di una realtà interna relativamente lontana dalla costa. Con la fine di questa era glaciale si ha un graduale innalzamento del livello del mare, e per il periodo romano le fonti storiche sembrano indicare il carattere insulare dell’attuale penisola di Peniche, una realtà geografica che sarà stata mantenuta durante il Medioevo. E’ il mare dunque che ne definisce la natura, mentre l’aria, sempre insieme all’acqua, ne modellano i “lineamenti”.
La costa è ricca di luoghi di elevato valore dal punto di vista del patrimonio geomorfologico, e di zone che hanno testimoniato le prime occupazioni umane, come la Gruta da Furninha, una cavità naturale occupata nel periodo preistorico, tra il Paleolitico medio e il Calcolitico. In questo lungo arco di tempo fu utilizzata come riparo e come necropoli, dai Neandertal e dai Sapiens. Un punto di riferimento localizzato in un luogo suggestivo, che da un lato rappresenta la protezione, e dall’altro un collegamento al ritorno alla terra, alla morte.
La conformazione fisica e le caratteristiche preistoriche di questi luoghi influenzano l’approccio antropico (o antropologico) scelto dagli artisti nel progetto on-site “I Denti della Terra”.